Il caffè, da trittico
Raffaela M. Sateriale - 2006
Divieto di Accesso (installazione)
Cadono le rosse tracce del sentimento colpevole sulle angherie volute e vissute dall’umanità corrotta e corruttibile. Indifferenti ci sediamo di fronte allo sfacelo del mondo e ci consoliamo bevendo una bibita e ungendoci le mani di patatine. Intanto ci lasciamo ‘contaminare’ da violenza e atrocità nei nostri pigri soggiorni casalinghi, mentre la nostra mente è infarcita di spot e di passioni da soddisfare a tutti i costi. Noi, mostri consapevoli del quotidiano, ci siamo abituati a confondere aranciata e sangue, brandelli e patatine, e non sembriamo pentirci di ciò se continuamo a mescolare ‘l’orrendo pasto’ nella solita e obbligatoria frenesia. Sateriale, in questo cosmico ‘sonno della ragione’ che giganteggia e si ripete in maniera seriale, non ha la forza di denunciare ma ci bisbiglia all’orecchio il comune peccato e la tremenda condivisione. L’orrore si materializza tra le labbra e sotto i denti dello spettatore divenuto visionario allucinato da troppi stimoli pubblicitari e dai falsi dèi dell’etere affascinante. Purtroppo risulta impossibile interagire davvero con il male e penetrare nella verità dell’essere per condizionarla e apportarne le tanto reclamate mutazioni. Sembriamo pertanto inviluppati e irrigiditi in questo perenne divieto di accesso …
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Riscoperta 2007
Ti ho vista vicino alla cassettiera della cucina. Ho visto te che armeggiavi con il caffè. Ho ammirato il tuo movimento felino, ho visto che ti abbandonavi tra i delicati filamenti colorati. Ti
ho vista adorare i semplici affetti familiari, ti ho vista... e ti ho intravista sorbire un caffè, eri meravigliosa, sembravi così immediata come in una foto, ma eri accerchiata da tratti
decorati, colorati, sgocciolati, intricati, impastati, ispessiti, affinati, calibrati, puntinati, riquadrati, ondulati, ...
Raffaela ti aveva ingabbiata, pareva che non avessi più scampo e che la pittura finalmente cancellasse traccia di te. Ma io ti vedevo e ti amavo, mentre osannavi le tue passioni più intime,
mentre riscoprivi la sensualità del tuo corpo. Ho sperato che ti liberassi, che ti liberasse dai lacci dello smalto, che ti innamorassi di me, che ti abbandonassi a me, che tu fossi completamente
mia.
Tu mia figura di bellezza interiore !
Roberto Russo
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Fisiognomica " tratti somatici”
è la nuova sfida con la quale si confronta Raffaela Maria Sateriale, pittrice eclettica e sorprendente per l’innovazione che riesce a sviluppare nei media artistici. Il cimento è di quelli che fanno tremare i polsi: la Sateriale si confronta con il ritratto, genere consolidato e codificato dell’espressione creativa. E lo fa cogliendo la storia su un doppio binario. Da un lato rende omaggio al quattrocentesimo anniversario della nascita di Livorno, riprendendo le sembianze di uomini che hanno reso importante il nome della città labronica nel mondo, dall’altro – come ci ha insegnato l’antropologia francese – cataloga con metodo quasi scientifico i tratti somatici di una miriade di figure che costellano la sua percezione quotidiana. Gli estremi, così apparentemente lontani e diversi, si toccano e si fondono sulla superficie animata delle opere che, come al solito, riflettono un’accurata preparazione e composizione. La personale di Sateriale raggiunge il carattere di un catalogo antropologico ragionato nell’installazione video in cui centinaia di volti noti e sconosciuti si susseguono in una contestualizzazione digitale e con un sonoro appositamente preparato nel laboratorio multimediale dell’artista. Nella pubblicazione che accompagna l’evento si materializzano le provocazioni e gli scimmiottamenti della società attuale, a partire dal formato editoriale che assomiglia più a una rivista gossip che a un catalogo d’arte. Stimolante poi la plurivocità di autori che tratteggiano con la penna un’ideale biografia dei personaggi ritratti e che danno compimento in tal modo ad un progetto letteralmente ‘a tutto tondo’.
Roberto Russo
