Introduzione al catalogo "Ipotesi di vita"

 

 La pittura vissuta con passione: questo il migliore sunto della vita con l’arte di Giovanni Boffa.

Ho conosciuto Giovanni nel 2004, su presentazione di Raffaela Maria Sateriale – la vera artefice dell’antologica -, e subito ho avvertito quest’aura di sacralità e di missione che avvolgono il personaggio pittore.

Osservandone i tratti somatici, il comportamento, il modo di affrontare le questioni esistenziali mi è sovvenuto un passo di uno dei miei scrittori preferiti, quel Filostrato che nella Vita di Apollonio di Tianascrive: ‘Si astengano le forbici dalla chioma del sapiente, poiché non è permesso accostare il ferro al luogo dove risiedono tutte le percezioni, dove risuona ogni voce presaga, da cui provengono le preghiere e la parola interprete della sapienza’ (VIII, 7).

Le opere di Boffa hanno fatto il resto …

Mi hanno ammaliato con la poliedricità dei linguaggi, hanno suscitato emozioni contrastanti ed intense, ma soprattutto mi hanno lasciato intuire una sofferenza intatta, adamantina, che si è protratta per tutta la vita, paragonabile soltanto a quella di antichi asceti e ‘sancti homines’ sottopostisi alle più dure prove per il raggiungimento della purezza.

Non che Boffa sia stato un santo !

Ma so che lungo tutto il suo percorso esistenziale ha votato se stesso alla signoria della pittura e della creazione, arrivando a stremarsi sulle tele per raggiungere la pura idea della passione artistica.

Certo è che se Boffa fosse vissuto in qualche landa del Mediterraneo antico, lo avremmo visto girovagare con i suoi lunghi capelli e con una fluente barba a dimostrare il proprio esempio carismatico.

Un dialogo interiore che spero sia còlto e apprezzato da tutti i visitatori.

 

 Roberto Russo, 2005

 

 

 


 


LE SPERANZE

 

Giovanni Boffa è nato a Torino nel 1935, da circa 15 anni vive a lavora a Livorno.

A undici anni inizia a frequentare l'atelier del prof. Bacchetta dove esegue copie dai grandi maestri del passato, anche se per lui sarà determinante l'incontro con Felice Casorati. Su consiglio di quest'ultimo Boffa si iscrive al liceo artistico di Torino, senza tuttavia riuscire a portarlo a termine. Infatti, sin dalla più tenera età, l'artista si pone di fronte al mondo come spirito libero, insofferente della disciplina, degli orari, delle regole imposte sia nella vita reale che in campo artistico. Pertanto negli anni successivi Boffa prosegue la propria formazione artistica prevalentemente come autodidatta: rifiuta con fermezza schemi e linguaggi prefissati, dando pieno sfogo al proprio genio creativo. Dietro alla trasgressione e alla ribellione ostentate sembra tuttavia celarsi la volontà di distinguersi a tutti i costi, nel tentativo di sfuggire a quel crudele meccanismo di omologazione e standardizzazione in atto nella società e nella cultura contemporanea, secondo dinamiche perverse imposte dal sistema e soprattutto dai mezzi di comunicazione massmediale. E proprio attraverso la pittura Boffa cerca in primis di affermare se stesso: le sue numerosissime opere sono portatrici di una Weltanschauung strettamente personale e privata.

La pittura vissuta con passione: questo il migliore sunto della vita con l'arte di Boffa, le cui opere ammaliano con la poliedricità dei linguaggi.

Suscitano emozioni contrastanti ed intense, ma soprattutto lasciano intuire una sofferenza intatta, adamantina, che si è protratta per tutta la vita, paragonabile soltanto a quella di antichi asceti e "sanciti homines" sottoposti alle più dure prove per il raggiungimento della purezza.

Non che Boffa sia un santo!

Lungo tutto il suo percorso esistenziale ha votato se stesso alla signoria della pittura e della creazione, arrivando a stremarsi sulle tele per raggiungere la pura idea della passione artistica.

 

Roberto Russo, 2006


 

Evoluzione di Giovanni Boffa

 

Giovanni Boffa nasce a Torino il 23 gennaio del 1935. Primo di quattro figli, fin da giovanissimo matura la passione per l'arte e per la pittura, praticando scuola di disegno. Felice Casorati ne intravvede le grandi potenzialità e convince i genitori a svilupparne le inclinazioni, facendolo iscrivere al Liceo artistico nel 1949.
Ma il desiderio di praticare l'arte e darsi alla libera creazione è più forte del rigore accademico, tanto da fargli lasciare gli studi dopo due anni. Sempre a Torino intraprende da subito una serie di attività lavorative tanto diverse tra loro, quanto accomunate nel suscitare illimitate e continue produzioni grafiche e pittoriche. Prima un negozio di cuoio e pellami, poi alla libreria Lattes, nel '53 si impiega presso Radio F e a 18 anni è richiamato a prestare il servizio militare alla 46° aerobrigata di Pisa.
Gli anni '60 continuano a conciliare il lavoro (Fonomatic, Serostampa), con esperienze di pregio come quella alla Divulgo di proprietà dell'ingegnere Contessa. Nel frattempo Boffa esordisce come pittore con la prima personale a Garessio, nella splendida cornice di Villa Marini (1962).
Il mare entra prepotentemente nella sua vita: alla Fonomatic, che produceva fotografie subacquee, conosce il grande Jacques Majol e comincia così a praticare immersione subacquea e non solo: l'incontro e la sincera amicizia con il francese gli avrebbero ispirato una delle sue più suggestive serie, 'Sesto Continente'. Giovanni Boffa attraversa gli anni della contestazione, della lotta operaia e della sovversione armata con intensità che si tramuta in opere di denuncia ambientale e sociale, che rifiutano ogni modello violento e totalitarista. Egli dà inizio ad una serie di produzioni di valore inestimabile che continueranno e si evolveranno negli anni successivi: 'burocrazia', 'fiori della carne', 'ipotesi floreali', 'ipotesi di vita', 'radiazioni', 'ipotesi di scrittura' sono alcune delle serie che rendono immortale la pittura di Boffa. Egli rinnova infinite emozioni con la maestria e la sapienza di pennellate pastose e calde di colore e vigore. Illimitati mondi e infinite esperienze animano spettacoli sovrumani e potenti rievocazioni. E' una successione ininterrotta di flussi energetici in lande senza tempo, dove l'uomo è scomparso per avvilenti voglie autodistruttive, o di una congerie di desideri latenti che nei 'fiori della carne' trova la più acuta corrispondenza, per poi affrontare la sfida della comunicazione con le ipotesi di scrittura. L'uso della pittura ad olio senza risparmio, le calde cromie delle superfici, la spettacolarità dei paesaggi: queste alcune delle caratteristiche dominanti dell'artista, che ha avuto modo di mettere a frutto anche le proprie profonde cognizioni nelle scienze naturali e nel mondo marino in particolare.
Di assoluto rilievo è l'opera 'Dal fuoco rinasce', dipinta in occasione della mostra celebrativa tenutasi per la riapertura del Teatro Regio di Torino il 10 aprile del 1973. Alla fine degli anni '70 l'impiego prima saltuario poi stabile al Museo di Scienze Naturali di Torino diventa occasione per scatenare ogni forma di curiosità e sperimentazione nella ricerca grafica e pittorica applicata a insetti e specie floreali. Memorabile la raccolta di oltre cinquemila disegni di lepidotteri per una mostra didattica, andati dispersi non si sa come...
Si susseguono ininterrotte le mostre in Italia e all'estero, nonché le partecipazioni a rassegne biennali, fiere e le illustrazioni di copertine per edizioni e periodici di grande prestigio, fino all'incontro fondamentale, per lui che era ed è rimasto ateo, con Giovanni Paolo II in un'udienza del 1985, immortalato nella foto, in cui dona il ritratto da lui eseguito al Sommo Pontefice. Dirà Boffa in una sua dichiarazione: "Sentivo che mi stavo 'inseminando', con qualcosa di duraturo. Simile a un'amicizia da non rinnegare mai".
Nel '92 decide per il prepensionamento e si trasferisce in Toscana. Dopo una parentesi sull'Isola di Capraia arriva a Livorno. Comincia un percorso di valorizzazione complessiva dell'opera di Giovanni Boffa, che viene promosso all'Artexpo di New York e in numerose personali dense di confronto tra presente e passato. Il 1996 è dedicato alle produzioni del mare, 'Sesto Continente' e 'Reminiscenze', con un omaggio specifico a Pier Paolo Pasolini e ai numerosi viaggi condotti per studio in terra africana, dal Maghreb e all'Atlante.
Dai primi anni 2000 gli vengono dedicate alcune mostre retrospettive (Livorno, Parigi, Mantova, Milano), che culminano nell'antologica del 2005 presso l'Ecomuseo dell'alabastro di Castellina Marittima e in una serie di eventi espositivi che danno ancora più lustro ad una carriera straordinaria.
La più recente produzione di Giovanni Boffa è sorprendente ed ammaliante nello stesso tempo. Rifugiatosi dal 2008 nell'interno della campagna toscana, dopo anni votati alla salsedine e allo sfrontato libeccio, il grande artista torinese medita sull'essenza della vita e sull'eterno confronto tra inizio e fine. L'evoluzione di ogni specie ab ovo, sia essa umana che naturale, viene espressa da una accurata teoria di fossili, vegetali e allusive immagini di rinascita e rigenerazione che campeggiano in ciascuna delle preziose tele che l'artista ha ispessito di colori vibranti e intense emozioni. Spuntano maestose e rassicuranti le chiome di poderosi pini marittimi, che acquistano vita sotto le pennellate vivaci e le ampie campiture cromatiche. Il calore che gli alberi esprimono è l'anima della vita che ciclicamente non smette di rispuntare dalle cattive condizioni in cui abbiamo sospinto il nostro pianeta. Godono di un cosmico afflato questi infiniti paesaggi, nei quali l'intimità della nascita, della crescita e della fine non intacca una smisurata e incrollabile fiducia nel cieco determinismo da cui è regolato il mondo naturale. Quasi a protezione del 'nido' e dell'intimo ritmo così definito Giovanni Boffa difende le sue creature con quello che potremmo definire un recinto, ancora una curva nei melliflui ed accattivanti profili che riesce a delineare con immediata simpatia. Ma questi recinti non dividono, né proteggono soltanto: sono un ponte di dialogo tra il presente ed il futuro, tra i vecchi e i giovani, tra avi e pronipoti. Essi assicurano la continuità e la protezione di un soffuso scambio di affetti che, quasi a ricordare un antico luogo di meditazione, garantirà l'immortalità del seme una volta lanciato nell'etereo suolo dell'essere.

 

Roberto Russo, 2009