FRANCO BONSIGNORI
FRANCO BONSIGNORI
2006
Franco Bonsignori un visionario ? Può darsi ' soprattutto perché egli da sempre ha il coraggio di raccontare un affastellarsi di sogni che si concretizzano innanzi ai nostri occhi dopo una certosina preparazione in laboratorio e con una congerie di particolari e di allusioni che rendono l'opera un espediente, uno specchietto per noi povere allodole che volenti o nolenti incominciamo ogni volta un viaggio sempre più lontano e meandriforme.
L'omaggio che è stato fatto al Don Chisciotte, il romanzo di Miguel de Cervantes che nel 2005 celebra i quattrocento anni dalla prima edizione, rispecchia un impianto autobiografico.
Come Cervantes, che incominciò a scrivere dopo la carriera militare ed innumerevoli peripezie tra cui la schiavitù ad Algeri, anche Bonsignori ha tratto dal proprio quotidiano gli spunti per questa e le altre opere, oggetto del ciclo.
I personaggi dei dipinti sono composti di semplici parti meccaniche (Bonsignori era infatti metalmeccanico); riconosciamo carburatori, marmitte, ammortizzatori, che usati sapientemente, rinovellano il legame ininterrotto tra il '600 ed il mondo contemporaneo attraverso il tema della caduta/sconfitta.
I silos sulla destra, marchiati ironicamente con le iniziali dell'artista, stabiliscono il rigore prospettico - scandito dal corrispondente Sancho Panza sulla sinistra - e attualizzano il tema del mulino immaginario.
Le solide campiture si aprono a spettacolari fasci prospettici di realtà parallele tratte direttamente dal consueto immaginario di Bonsignori. In questo schema che nel complesso risulta stellare (sia nella forma che nei contenuti ideali) l'artista ritrova i suoi temi prediletti (farfalle, globi a settori colorati, petali e virgole tridimensionali) e ce li comunica con una semplicità disarmante. Bonsignori è già da un'altra parte, nel suo mondo etereo ma ci tende una mano per accompagnarci in un'esperienza astratta dalle 'cadute' di tutti i giorni.In questo la composizione complessiva del dipinto rimanda ad un momento topico ma cristallizzato del Don Chisciotte: tutti noi sentiamo di essere stati almeno una volta poveri hidalgo della Mancia, ma adesso non ci spaventa più la possibilità di ritornare ad esserlo.
La lezione del maestro (nell'arte e nella vita) Bonsignori è illuminante ed egli non poteva mancare all'appuntamento. A suo modo ha realizzato il mulino della vita, per meglio dire, quella lenta ma appagante aspirazione ad una esistenza conciliante e serena che lo rende, per chi lo conosce, un modello di umanità rispettosa e riservata.
