DANIEL SCHINASI
Daniel profeta pop
Messaggio provocatorio e rassicurante: questa la sintesi dell’opera di Schinasi, “Ragazzo messicano con gallo”, un capolavoro nella produzione del pittore italo-franco-egizio. Un’opera che raggiunge più livelli comunicativi e più obiettivi contenutistici. All’interno della scena nulla è secondario: né l’apparente umiltà del giovanetto che tiene tra le mani il gallo, né la normalità dello scenario che sembrerebbe ripetere quello di qualsiasi altra città ‘globalizzata’. Ma il tempo della scena è il 1960 e già da questo Schinasi profetizza i disdicevoli e distruttivi sviluppi del mercato a tutti i costi e dell’annullamento delle diversità culturali e sociali. E’ tra i più puri e spontanei esempi di Pop art in Italia e anticipa molti degli autori che di lì a poco avrebbero trovato nella neofigurazione – così come Schinasi nel Neofuturismo - sfogo alle inquietudini del mondo moderno. Nella denuncia di questo incombente limite allo spontaneo sviluppo di umanità ben si attaglia la monumentalità in primo piano della figura umana (notare la dimensione quasi da gruppo statuario e il riverbero della luce sulle superfici simili a marmo), che si staglia comunque sullo sfondo quasi a rivendicare l’immanenza del genius loci nel tessuto e nell’anima di un territorio. L’anima messicana, l’orgoglio azteco risorgono dai resti inceneriti del metaconsumismo (un consumismo che ama parlare di sé attraverso le insegne e l’incessante passaggio delle automobili). Il giovane messicano sorregge con riguardo e stringe in un disperato tentativo il suo amato difensore/amuleto, il gallo, ultimo fiero araldo di tradizioni e comunità millenarie, esile copertina di Linus per il nostro ‘impietrito’ piccolo eroe. Nulla di più adatto a rappresentare quello che per Daniel Schinasi sarà la difesa dell’identità e delle proprie radici religiose nella produzione pittorica seguente.
SCHINASI – Biografia ideale
Taglia con lo sguardo le circolari zone aeree e sogna così di riprendere il posto nell’universo dei segni. Aspira con afflato e quasi instabile desiderio l’eterna fama dagli affetti tramandati e dalle schiere dei possibili alunni. Partenze e ritorni costellano la sua vita, tra il mare toscano e quello francese, ma in fondo al cuore rimane la bassa costa della sponda africana. Dignitoso e riservato, scatena turbini di movimento e forza di sentimento nelle immagini che difendono il giudaico destino.
Roberto Russo, 2006
